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I semiconduttori sono ovunque: alimentano i nostri telefoni, rendono possibili le innovazioni nell’intelligenza artificiale e fanno funzionare i server che stanno dietro al cloud. Man mano che il settore cresce, aumenta anche il suo fabbisogno idrico: non si tratta di acqua qualsiasi, ma di acqua ultrapura, fondamentale per la pulizia e l’incisione dei wafer e per mantenere ambienti privi di contaminazioni.
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Quanta acqua ci serve?
Secondo IDTechEx, entro il 2035 il consumo globale di acqua per la produzione di semiconduttori dovrebbe raddoppiare.
Un rapporto di S&P Global mette questo dato in prospettiva: oggi gli stabilimenti di produzione consumano già tanta acqua quanto la città di Hong Kong, che conta 7,5 milioni di abitanti. Inoltre, si prevede che entro il 2040 il 40% degli impianti di produzione di semiconduttori sarà situato in regioni che soffrono di stress idrico da elevato a estremamente elevato.
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Cosa significa «net water positive»?
Essere “net water positive” significa restituire all’ambiente o alla comunità più acqua di quanta se ne utilizzi. Questo va oltre il riutilizzo o il riciclaggio e comprende azioni quali il ripristino dei bacini idrografici e il finanziamento di progetti di conservazione dell’acqua.
Molti stabilimenti di produzione investono già ingenti risorse nel riutilizzo e nel riciclaggio dell’acqua, ma devono affrontare sfide quali la contaminazione e i limiti di processo.
Nonostante le difficoltà, i principali produttori di semiconduttori stanno adottando misure significative:
Riciclaggio: le acque reflue provenienti dalla molatura posteriore, dall’ultimo risciacquo e dagli scarti acidi possono essere reimmesse nel sistema di trattamento dell’acqua ultrapura.
Riutilizzo: le acque reflue provenienti dal trattamento con acido fluoridrico (scarti a basso contenuto di fluoruro) e dal primo risciacquo possono essere deviate per essere riutilizzate come acqua di servizio industriale, acqua per gli scrubber e acqua di raffreddamento.
Scarico liquido zero (ZLD): l’implementazione di sistemi ZLD garantisce che tutte le acque reflue vengano trattate o riutilizzate, eliminando lo scarico di rifiuti liquidi nell’ambiente. Le aziende del settore dei semiconduttori considerano sempre più lo ZLD come una soluzione praticabile per soddisfare i rigorosi requisiti normativi e ridurre la contaminazione da PFAS, ovvero sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, un gruppo di 15.000 sostanze sintetiche che si ritiene possano persistere indefinitamente nell’ambiente.
Partnerships con uno scopo preciso: le aziende del settore dei semiconduttori possono collaborare più strettamente con i governi e i gruppi comunitari per ricostituire le falde acquifere, ripristinare le zone umide e migliorare l’accesso all’acqua pulita.
Perché puntare al “net positive”?
La posta in gioco è alta e i rischi sono in aumento. Gli stabilimenti di produzione che investono tempestivamente in strategie idriche “net positive” stanno facendo la cosa giusta, anticipando i cambiamenti normativi, rafforzando la resilienza della catena di approvvigionamento e la propria credibilità ambientale.
Serve un esempio concreto? All’inizio del 2024, le preoccupazioni ambientali relative all’uso dell’acqua hanno portato un tribunale locale a revocare parzialmente l’autorizzazione per un data center, costringendo il gigante tecnologico a ripensare un progetto da 200 milioni di dollari a Santiago, città afflitta da stress idrico.
Nel contesto attuale, il rischio idrico è un rischio finanziario.
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